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La Corrente del Golfo, protagonista del clima dell'emisfero settentrionale, ha perso, negli ultimi 50 anni il 30 per cento della sua forza. Sono queste le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista Nature (vol. 438 - numero 7068). Quello della corrente del golfo è diventato un caso mondiale. Se ne parla da diversi anni, ma mai con l'accuratezza e il rigore che il problema merita.
Alcuni media arrivano anche a fare del vero e proprio terrorismo psicologico, enfatizzando o assumendo come verità assolute quelle che sono ipotesi di lavoro. Il film 'The Day After tomorrow', la cui trama si sviluppa sull'improvvisa paralisi della Corrente del Golfo, con conseguente rapido raffreddamento di gran parte del Pianeta, ha contribuito non poco a creare confusione e allarmismo. I media ci bombardano quotidianamente descrivendo catastrofici scenari (notizie civetta per aumentare la tiratura!). Negli ultimi due anni, comunque, sono arrivate conferme scientifiche inerenti al reale rallentamento/accorciamento della Corrente del Golfo che, com’è noto, trasporta acque calde dalle zone tropicali a quelle più settentrionali dell'Atlantico e a Nord Ovest dell’Europa. Con l’attenuazione di questo importante fattore di termoregolazione gli inverni dovrebbero risultare più freddi sulla Gran Bretagna, che si trova alla stessa latitudine del Canada e sulla Norvegia, che giace approssimativamente sugli stessi paralleli della Groenlandia. Con il rallentamento/accorciamento della Corrente del Golfo le temperature di queste zone tenderebbero con il tempo ad uniformarsi. L'aumento delle superfici ghiacciate produrrebbe, anche, un effetto moltiplicativo del freddo, poiché, com’è noto, il ghiaccio riflette fino al 90% della radiazione termica incidente e, quindi, di conseguenza, rispedisce verso l'atmosfera una quota maggiore di calore anziché farlo assorbire dal terreno (aumento dell’albedo su queste aree). L’”accorciamento” della Corrente del Golfo, secondo alcuni studiosi, è strettamente legato al maggior afflusso di acqua dolce imputabile allo scioglimento dei ghiacciai artici. Per comprendere bene questo concetto riassumiamo per sommi capi il meccanismo termico che scalda l'Europa atlantica. La Corrente del Golfo è una poderosa corrente avente in origine temperatura media di 27C° e velocità 1,5 nodi. Essa risale lungo le coste americane sino a Capo Hatteras, dove se ne allontana, rallentando la propria velocità, per portarsi a sud est dei banchi di Terranova. Qui viene a contatto con le acque freddissime della corrente del Labrador e, sotto la spinta dei venti predominanti da W, piega repentinamente verso NE per dirigersi, come corrente Nord Atlantica, verso le coste Nord Europee con velocità superficiali via via decrescenti. Questo flusso continuo di acqua calda, che viaggia in superficie, evapora diventando sempre più salata e fredda, fino a quando, incontrando acqua più dolce, è costretta ad inabissarsi (l’acqua salata è più pesante di quella dolce - Lo scioglimento della calotta polare apporta all'oceano un'enorme quantità d'acqua dolce che diminuisce la salinità e, di conseguenza, la densità delle acque oceaniche riceventi). Quest’acqua, inabissandosi, attiva una corrente calda proveniente da Sud che, scorrendo sulla superficie dell'oceano verso nord, mitiga il clima dell'Europa Occidentale e Settentrionale (evitando che queste aree vengano ricoperte dai ghiacci).   Quando le acque della corrente s'inabissano, cedono anche un'enorme quantità di calore latente che si espande nell'atmosfera, interessando vastissime aree. Una volta inabissatasi, l’ex Corrente del Golfo, ricomincia il viaggio di ritorno verso i tropici percorrendo, in profondità, un lunghissimo tragitto che la conduce nei pressi del Golfo d'Alaska, nell'Oceano Pacifico del nord. Qui riemerge in superficie e si orienta verso sud-ovest, oltrepassa il Capo di Buona Speranza per dirigersi a nord-ovest fino a ritornare al golfo cui deve il nome. Da qui riprende il suo viaggio e il ciclo continua.  Via via che la salinità e la densità delle acque diminuiscono, esse, essendo meno pesanti, stentano sempre più ad inabissarsi. Da quanto detto, ne deriva che, qualora l'area di espansione dell'acqua meno salata, derivante dallo scioglimento dei ghiacciai, si allargasse, la Corrente del Golfo si fermerebbe prima o molto prima; dove? Nessuno ritengo sia in grado di poterlo dire. Una cosa è certa: l'Europa del nord, con una simile ipotesi, subirebbe una drastica diminuzione delle temperature, di contro, un rallentamento del flusso di acqua calda trascinata verso Nord comporterebbe un “surriscaldamento” delle acque atlantiche delle zone equatoriali e tropicali. Il clima delle regioni nord Europee atlantiche, con questa ipotesi (rallentamento /accorciamento della corrente del Golfo), subirebbe, senza dubbio, sensibili mutamenti. Ipotesi, appunto!. Sembra quasi un paradosso che l’aumento globale della temperatura terrestre possa innescare una glaciazione nelle aree europee più settentrionali, ma è proprio così. Secondo alcune stime, l'interruzione di questo flusso di acqua calda si tradurrebbe, nell'arco di dieci anni, nella riduzione delle temperature medie dell’Europa di 4 gradi centigradi. (N.B. Ipotesi di interruzione di questo fusso!!!). La conferma ci viene data da un gruppo di ricercatori inglesi, guidati da H. Bryden. Questi, al termine di una campagna di studio, hanno scoperto che la quantità di acqua che torna verso i Caraibi è diminuita del trenta per cento rispetto alle osservazioni compiute nel 1957. Bryden e i suoi collaboratori non spiegano la causa del fenomeno. Secondo molti studi, la variazione di salinità delle acque oceaniche, determinata dall'aumento del flusso di acqua dolce che arriva negli oceani, a causa dello scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia, è la conseguenza diretta dell'indebolimento del flusso d'acqua che viene generato dalla Corrente del Golfo. L’ipotesi di un rallentamento della circolazione oceanica provocherebbe un raffreddamento localizzato, ma non certamente di tutto il pianeta. Il rallentamento del 30 per cento calcolato da Bryden e colleghi è un valore medio tutto da verificare e da confermare. È pertanto possibile che la Corrente del Golfo non si sia indebolita così tanto, ovvero, al contrario, che si sia indebolita ancora di più. Secondo altri studi, sono le piogge abbondanti che cadono in certi periodi sulla zona tropicale dell’Oceano Atlantico e sui Carabi, a determinare una diminuzione della salinità oceanica e, di conseguenza, un rallentamento del flusso della Corrente del Golfo con la relativa diminuzione della temperatura delle acque del Nord Atlantico. Questi fenomeni sono determinati e condizionati da una oscillazione multidecennale denominata AMO (Atlantic Multidecal Oscillation). Una teoria più recente, riportata in un prestigioso numero di “Le Scienze – Quaderni” n° 104 ott.98, ridimensiona totalmente il ruolo della Corrente del Golfo per quel concerne la mitezza del clima del Nord Europa. “Ogni inverno, all’incirca alla latitudine dell’Islanda, masse d’acqua di salinità relativamente alta, che scorrono verso Nord a profondità intermedie (circa 800 m), risalgono, mentre i venti spazzano le acque superficiali. Esposta all’aria gelida, l’acqua perde calore, raffreddandosi da 10C° a 2 C°. L’alta salinità e la caduta di temperatura rendono l’acqua particolarmente densa, cosicché essa affonda nuovamente, questa volta fino al fondo dell’oceano. La formazione della cosiddetta “acqua profonda nord-atlantica” libera una quantità di calore sbalorditiva -pari a circa il 30% della energia solare- che giunge annualmente sulla superficie dell’Atlantico settentrionale. E’ a questo calore che si devono gli inverni sorprendentemente miti dell’Europa Occidentale (il riscaldamento viene spesso erroneamente attribuito alla azione della Corrente del Golfo, che invece si esaurisce ben più a Sud). Anche l’entità della circolazione verticale è immensa, essendo 20 volte maggiore della portata totale di tutti i fiumi della Terra. In effetti, buona parte delle acque profonde degli oceani del globo ha origine qui. E da qui l’acqua scorre nel profondo dell’Atlantico, gira intorno alla punta meridionale dell’Africa, si riunisce alla corrente profonda che circonda l’Antartide e si distribuisce come acqua profonda negli altri Oceani.  In molti concordano nel ritenere che "non siamo ancora sulla soglia del disastro”, ma continuando così è lecito pensare di poter assistere a marcate modifiche del clima entro il breve volgere di qualche decina di anni. Ma le cose stanno veramente così? La diminuzione dei ghiacci marittimi è davvero irreversibile? La terra si sta davvero riscaldando? In che modo l’uomo è responsabile dei cambiamenti in atto? La risposta a questi quesiti appare molto complessa in quanto non c’è nessuna forma di accordo in seno alla comunità scientifica. Spesso ci troviamo di fronte all’esistenza di posizioni che appaiono diametralmente opposte. I dati sperimentali in nostro possesso appaiono, a volte , molto contrastanti tra loro . Secondo alcuni modelli climatici, entro il 2010 la temperatura della Terra subirà un aumento di almeno 2 C° - 3 C°. Per quell’epoca, metà dei ghiacci artici verrà a scomparire e con la loro scomparsa potrebbero trovare inveramento gli scenari sopra ipotizzati. E’ indubbio che dal 1980 al settembre 2005 vi è stata una lenta e progressiva diminuzione nella estensione dei ghiacci artici. Proprio nel settembre 2005 si è avuta la minima estensione dei ghiacci marini artici (5,6 milioni di Kmq) e nel novembre l’estensione è quasi raddoppiata, circa 9,8 milioni di Kmq. Ad oggi la situazione sembra stabile. La grave anomalia presentata dall’estensione nel settembre, sembra del tutto recuperata. Stiamo parlando di estensione e non di spessore, la calotta artica ha perso in questi ultimi anni quasi il 30% del suo spessore. La situazione da questo punto di vista non si presenta per nulla rosea. In che modo l’eventuale processo di rallentamento della Corrente del Golfo potrebbe far variare il clima sulla nostra penisola? Il clima della nostra penisola e dei paesi Europei rivieraschi, è regolato dalla temperatura delle acque del mare Mediterraneo. Come è noto, le leggi sulla distribuzione della temperatura nei mari mediterranei sono del tutto diverse da quelle degli oceani per il fatto che la circolazione delle acque nei mari mediterranei non è completamente libera. Nel Mediterraneo Romano (il nostro per intenderci), la temperatura, che alla superficie è mediamente di circa 24C°, diminuisce regolarmente fino ai 360 m di profondità, restando poi costante (13C°) sino alle massime profondità (3000 m). Nell’Atlantico la temperatura a 360 m di profondità è di 13 C° e con l’aumento della profondità si abbassa costantemente divenendo m circa 2/3C° a 3000. La quota di 360 m rappresenta il livello della soglia dello stretto di Gibilterra, soglia che impedisce all’acqua oceanica più fredda di entrare nel bacino del Mediterraneo. Questa circostanza fa sì che il Mediterraneo riesca a mitigare considerevolmente il nostro clima invernale, ma, nel contempo, rappresenta anche un grave pericolo in quanto tende ad esporlo a processi di tropicalizzazione ed aumento della salinità. Nella ipotesi che l’Oceano Atlantico subisse un processo di riscaldamento innescato da un eventuale rallentamento della Corrente del Golfo si avrebbe come conseguenza un vero e proprio surriscaldamento delle acque del Mediterraneo con gravi conseguenze per il clima dell’Europa del Sud. Possiamo affermare, senza tema di smentite, che l’eventuale rallentamento della Corrente del Golfo (evidenziato in questi ultimi mesi), genererebbe un raffreddamento delle acque subartiche, un surriscaldamento delle acque equatoriali e tropicali dell’Atlantico (Golfo del Messico) e il conseguente aumento delle temperature del Mediterraneo. Un surriscaldamento delle acque del Golfo del Messico viene associato a periodi di forte caldo e siccità per i paesi rivieraschi del Mediterraneo. In Europa gli effetti previsti appaiono molto diversificati. Il Mediterraneo vivrebbe un periodo di accentuata siccità e anche un principio di desertificazione, sull’Europa centrale vi sarebbero inondazioni e forti piogge mentre sul nord Europa, per effetto del rallentamento della Corrente del Golfo, si assisterebbe ad un sensibile raffreddamento delle regioni settentrionali. 
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